leone araldica Araldica centro italiano ricerca araldicalogo araldica
guerriero dell' araldica

Siamo un centro di araldica denominato c.i.r.a. centro italiano ricerca araldica,il nostro centro ha come obiettivo l'araldica,cioè la scienza che regola e governa la composizione dell'arma, stemmi gentilizi del casato

 

 

 

 

 

 
 
chi siamo-araldica ed informazioni sul significato dell' araldica

 

 

 

Araldica "Informazioni sul significato"


L’Araldica è il complesso di studi e ricerche riguardanti le classificazioni delle armi o stemmi, la loro origine, il valore simbolico di forma e dimensione delle figure interposte, dei colori. È divisa in due settori: storia degli stemmi, ossia origine, fioritura e decadenza del loro uso; regole araldiche, ossia disciplina della forma, delle figure, degli ornamenti degli stemmi. Riguarda lo studio dei titoli nobiliari, la loro origine e trasmissione: libro, albero araldico. Il nome Araldica deriva dall'araldo, cui deve la sua nascita come disciplina sul finire del sec. XII. Con gli araldi e la compilazione dei rotoli dei tornei ebbe origine l'uso di studiare la storia genealogica delle famiglie e le imprese che le distinguevano, di vigilare su eventuali usurpazioni di titoli e sulla regolarità dei blasoni, di compilare raccolte di stemmi o stemmari e registri genealogici.

Queste sono le fonti principali dell'Araldica, insieme ai diplomi di nobiltà e agli atti d’investitura. Si può ricavare una preziosa documentazione anche dalle arti figurative, da sigilli, monete, pitture, arazzi, ecc. Solo nel sec. XVII l'Araldica acquistò caratteristiche di disciplina rigorosa, tanto da divenire nel sec. XIX scienza ausiliaria della storia. Per cui l’araldica è la scienza che regola e governa la composizione dell’arma o stemmi gentilizi.
Gli stemmi rappresentano l’insegna o l’emblema assunto da una famiglia o da un’istituzione a proprio simbolo distintivo. Probabilmente traggono origine (XII sec.) dalle insegne militari, successivamente ritoccate e trasformate dal condottiero e adottate a simbolo della sua schiera armata e dalle insegne personali. Ma di stemma nel significato oggi comune del termine si può parlare solo verso la metà del sec. XII quando si fissarono i principi dell'Araldica che regolavano, nello spirito proprio della cavalleria medievale, i modi secondo i quali lo stemma si forma, si usa e si trasmette.


Le testimonianze storico-artistiche dell'età immediatamente precedente la diffusione dello stemma (si parla solitamente di età pre-araldica) mostrano in Europa un'accentuata tipizzazione delle insegne militari da cui si svilupparono in seguito gli stemmi. Le insegne dipinte sugli scudi sono ridotte a due tipi fondamentali: il leone per i cavalieri cristiani, segno di fedeltà alla Chiesa di Roma, e, in opposizione, il dragone, che va inteso come simbolo del paganesimo o d’indipendenza. Al momento della nascita dell'araldica lo stemma assunse perciò anche precisi valori di simbologia politica che ne determinarono gli sviluppi successivi, soprattutto ad opera delle monarchie anglo-normanne. Enrico II Plantageneto ruppe lo schema stereotipo dello scudo (prearaldico) col leone adottando il simbolo di due leoni passanti; i suoi figli Riccardo Cuor di Leone e Giovanni Senza Terra adottarono lo stemma paterno – per motivi di politica dinastica – abbandonando la consuetudine propria della cavalleria di assumere le insegne del cavaliere da cui si era armati; con significati analoghi lo stesso Riccardo Plantageneto modificò poi ancora il proprio stemma.
Le usanze cavalleresche in materia di tornei ebbero l'effetto di rinsaldare le norme araldiche riguardanti gli stemmi: dovendosi rispettare precisi rapporti gerarchico-nobiliari si pretese che ogni stemma dovesse dare un'immagine quanto più precisa possibile di chi lo portava. La generalizzazione dell'uso degli stemmi gentilizi portò alla fine del sec. XV alla creazione e all'adozione di stemmi cittadini in conseguenza delle affermazioni di autonomia delle città o dei comuni rispetto alle famiglie a cui precedentemente erano soggetti. Se talora lo stemma adottato dalla città o dal comune può farsi risalire a insegne militari cittadine più antiche, si hanno però anche casi in cui è adottato lo stemma proprio degli antichi feudatari.


Altra conseguenza della generalizzazione dell'uso degli stemmi fu l'apparizione degli stemmi cosiddetti parlanti, cioè figure che hanno il nome stesso della famiglia, o città, o che comunque lo interpretano simbolicamente.
Parte essenziale dello stemma è lo scudo sul quale sono disposti secondo determinate regole le varie figurazioni araldiche. Lo scudo è quella figura destinata a ricevere gli smalti, i colori, le partizioni, gli emblemi di un’arma gentilizia; è il campo dove sono figurate le armi. Lo scudo araldico deriva solo indirettamente dall'arma difensiva; direttamente invece dagli scudi che venivano esposti nelle giostre e nei tornei e sui quali erano dipinti gli stemmi dei cavalieri partecipanti. Secondo le epoche e i Paesi si trovano usati scudi di forme diverse, che assumono in araldica nomi specifici.
Lo scudo rotondo è detto parma, o a rotella, oppure, se di grandi dimensioni, clipeo; lo scudo ovale è detto ancile ed è talvolta accartocciato (fu frequentemente usato dagli ecclesiastici); lo scudo di sei lati lobati è detto a testa di cavallo (è tradizionalmente considerato il primo scudo usato in Italia); gli scudi rettangolari si dicono a targa se sono convessi lungo l'asse verticale, altrimenti si dicono bandierali o a bandiera. Due sono i tipi di scudo triangolare: a triangolo isoscele acuto, il più antico, l'altro con la punta a forma di triangolo rettangolo, particolarmente usato verso il sec. XII in Francia, Italia e Inghilterra. Lo scudo con la punta arrotondata, detto rotondato o anche a cetra, forse d'origine islamica, fu usato in Spagna e in Inghilterra; lo scudo incavato, così detto perché presenta un incavo circolare al canton destro del capo, ha i lati alquanto arrotondati (concavi quelli lunghi, convessi quelli corti) ed è inclinato verso destra. Scudo femminile viene detto quello a losanga (rombo) perché proprio delle donne. Si ricorda infine lo scudo sannitico, quadrato nel capo, arrotondato e aguzzo in punta, detto anche moderno perché ormai divenuto lo scudo d'uso più generalizzato. Le proporzioni esatte dello scudo sono di sette moduli in larghezza per otto d’altezza.


Il fondo dello scudo si chiama campo e figure tutti i disegni che vi compaiono. Le figure si possono dividere in quattro categorie principali: figure araldiche (cioè le partizioni, le pezze onorevoli, le pezze araldiche), figure naturali ed artificiali (secondo che rappresentino corpi esistenti in natura come animali, vegetali, minerali, ecc., o cose prodotte dall’uomo), figure ideali o chimeriche (cioè tutte quelle di soggetto mitologico o fantastico).
Lo scudo può essere tutto d'un colore oppure diviso in due o più colori e smalti. Elementi accessori dello scudo, aventi però ognuno collocazione specifica, sono l'elmo (con il cimiero) e la corona (o il cappello), indici del grado di nobiltà del titolare dell'arme, e poi il manto, gli svolazzi o lambrecchini, i sostegni o tenenti, il motto e altri ornamenti meno comuni.
Un‘altra parte integrante dello stemma è l’elmo. L’elmo è il contrassegno del grado di nobiltà: a seconda del grado variano, dell’elmo, il metallo (oro o argento), la sua decorazione, la sua posizione: posto di fronte sugli scudi di re ed imperatori, con il decrescere del grado ruota verso destra fino al pieno profilo.


Homepage araldica